Spatz ... mon amour !


E'  fatta !  ...comprato .

Lunghe trattative al telefono, mille e-mail su Internet e finalmente è giunto per Mario il grande giorno, il suo aliante arriva al campo di Novi direttamente dalla Foresta Nera ed è festa grande !

Il "Tedesco", Bernhard, si presenta puntuale poco prima di pranzo e a rimorchio un "magico" carrello autocostruito, tappezzato di adesivi di Club sparsi per l'Europa ... subito si forma la folla di curiosi e in testa Mario, dimostra una certa agitazione ... meglio dire emozione : il suo Spatz è qui !

 

Lo lasciamo solo con Bernhard e ... lo Spatz D-0955 ... il passaggio di consegne è un momento "intimo"  per entrambi ed è meglio che siano loro ad aprire il carrello ... estrarre la fusoliera ... piano, con delicatezza, come seguendo un "rito".

Poi le ali, i piani di coda e finalmente è montato.

...niente vetroresina, niente carbonio e sembra appena uscito dalla fabbrica ... è magnifico !

 

Gli anni non contano niente per lui ! ...non sono proprio passati.

e si legge nello sguardo di Mario la serena certezza di aver fatto la cosa giusta .

I dettagli danno soddisfazione: la tela tesa come un tamburo, la vernice perfetta e l'interno che sa di epoca gloriosa ... di voli guadagnati con fatica da piloti un po'  "eroi" e molto sognatori.

Diradati i dubbi, come la nebbia, finalmente più alta sul cielo del campo, è ora di provare l'ebbrezza del primo volo, che per Mario sarà anche il primo volo su un monoposto ... il suo monoposto !

 

 

 

Ancora pochi consigli da parte di Bernhard e si vola ...

Auguri Mario e ... in becco all'Aquila !

Oltre la "Val di Taro"


Era tempo che aspettavo un'occasione per riaprire le pagine del libro di bordo e lasciar scorrere la penna, o meglio le dita sulla tastiera, con l'unico obiettivo di fissare un momento importante. Ma andiamo per gradi...

Sabato 4 maggio 2003,

una giornata che non sembra proprio voler iniziare nel modo giusto, sono al campo che non sono ancora le 9,00 in una mattina non bella, con un cielo non limpido, ancora offuscato dall'umidità della notte e con il vento che non riesce a decidersi se girare da nord o meno.

Arrivano gli amici di sempre e come sempre, senza pronunciare alcun pronostico ci dedichiamo al montaggio dei nostri alianti, alle piccole cure maniacali: una lucidatina alla capottina, una passata di panno per far brillare la cera, la nastratura completata con precisione millimetrica ed infine... accensione dell'avionica, dei computer, dei palmari... tutto OK !

tralascio i dettagli del trasferimento in linea durante il quale riesco persino a scivolare malamente sull'erba bagnata procurandomi una dolorosa distorsione al ginocchio destro (e spero sia finita lì !) ... meglio soprassedere sulle cure amorose di Livio che  mi prepara un impacco di "Voltaren" a prova di stregone, assicurandomi la manovrabilità della pedaliera.

alle 13, ormai è chiaro che i cumoli in pianura saranno un miraggio e se vogliamo andare in montagna dobbiamo deciderci a organizzare una bella serie di traini "lunghi" direttamente alle pendici del Giarolo (30 km. dal campo).

Decollo e mi sgancio quasi a 1500 m. in vista del monte, verso cui plano nell'aria immobile puntando al cumulo che si presenta proprio sulla verticale del "decollo dei delta"... boom!  l'ascendenza c'é  ma è molto rotta... entro ed esco ad ogni giro... la media è però positiva e guadagno quanto basta per raggiungere la base del cumulo, affollatissimo di deltaplani e parapendii.

Non mi fido di tutto questo traffico e mi allontano velocemente in direzione dell'Ebro e del lago del Brugneto... per fortuna la base dei cumoli porta bene e quasi senza alcuno sforzo mi ritrovo a 1800 sull' H... è ora di sentire a che punto sono Livio e Maurizio.

Dopo una mezzora siamo riuniti e scatta la domanda fatidica... "dove si va ?" ... " verso est si vede un bel fronte che si allunga deciso e con basi alte... proviamo a seguirlo ?"... è deciso, si parte, verso est, verso il confine dell'Appennino Ligure... direzione Monte Maggiorasca.

Che giornata eccezionale, finalmente una situazione meteo che sembra chiara: l'aria di mare si scontra con la pianura e volando sotto il fronte... meglio davanti al fronte, non si perde un metro e si corre veloci.

Il computer ci conferma massimo 12 km/h di vento da nord e quindi prevale il sole che scalda i pendii esposti a sud garantendoci buone ascendenze in corrispondenza dei costoni più assolati e rocciosi... come da manuale, per una volta... è una soddisfazione.

Arriviamo sul Maggiorasca e rifacciamo quota, riportandoci a 2400 m., siamo lanciati e forse il gruppo decide per il singolo... andiamo oltre, verso la Val di Taro... poi vedremo.

Si passa sopra Borgo Val di Taro altissimi e durante la traversata della valle, che per due anni ha rappresentato per me un confine immaginario invalicabile, non posso non pensare che sto abbandonando le solite certezze a favore della curiosità, della voglia inebriante di superare la prossima vetta... il fronte di brezza mi aiuta a non desistere e pochi minuti dopo siamo dall'altra parte... abbiamo perso meno di 200 metri e velocemente li recuperiamo, appoggiandoci al primo monte a nord est della città.

Da qui in poi è tutto nuovo e mi muovo con grande prudenza, sfruttando ogni valore interessante fino all'ultimo alito d'ascendenza... ho paura di perdere il contatto visivo con il gruppo che si allontana, molto più intraprendente di me... devo proseguire o li perderò di sicuro !

Si apre una catena montagnosa che mi costringe ad una valutazione tattica non scontata (per me!): infatti il vento, ancora da nord, mi spingerebbe a volare sul pendio sopravento, ma il lato al sole è decisamente più invitante e dopo una prima esitazione affondo deciso sul versante sud ... è ancora il fronte di brezza a dettare legge e a sud della sua ombra, che ricopre il costone fin oltre la cresta, è assicurata una bella planata portante.

Sono oltre due ore che voliamo e siamo a 123 km. da Novi... per me è record ! ... il computer ci segnala Sarzana e Modena "near airport", ci godiamo l'ultima salita e guardiamo le Alpi Apuanee il Monte Cusna, chiuso dalle nubi...  decidiamo di rientrare.

Mentre invertiamo la rotta, si affollano mille pensieri: 

forse potevamo osare di più... il Cimone forse oggi era alla portata... 

Novi sembra lontanissima, ce la faremo a rientrare o la giornata si concluderà in un bel campo di barbabietole ?

temo nuovamente di perdere il contatto con il gruppo e da questa posizione l'orografia mi sembra del tutto nuova, assolutamente sconosciuta... 

meno male che esistono i GPS ! ma con tutte queste valli che si intersecano davanti ai miei occhi... ci faccio poco, meglio rotta 270° o 300° ?

Poi, tutto si aggiusta, la meteo sostiene gli audaci e Mimmo Passarelli, raggiunto lungo il percorso, fa la sua parte, prodigo di consigli e di esperienza.

Grazie a tutti per questa giornata di grandi emozioni e di soddisfazione.

FS

week-end migratorio


La meteo di questo ultimo periodo ci ha consentito numerosi bei voli, tanti piloti con tanti km percorsi, tanti limiti personali superati e tante bicchierate. Ma per la "zingarata" non si era riusciti a trovare tutti gli ingredienti. Già, "la zingarata",,, senza meta, in una direzione... ad oltranza... poi si vedrà!

Un proverbio dice: "Attento pensaci bene prima di esprimere un desiderio perché... potrebbe avverarsi"

Anni fa sentii che alcuni piloti (che in seguito ho conosciuto) avevano volato da Novi a Rieti... Rieti? guardai la cartina, incredibile! che emozione; quella meta mi si annidò nella testa e nel cuore. Ed eccomi a quasi due anni dal brevetto pronto a oltrepassare le mie "colonne d'Ercole", (il Monte Cusna)... mai andato oltre a sudest. 

E affiorano i ricordi... ventidue anni addietro, con Squarcia su quel monte, quanto vento con i nostri delta, ma non c'è tempo  via al Cimone, parzialmente in nube, crocevia critico per la Toscana. Il cielo è fantastico, ogni direzione (tema) è possibile, ma la zingarata dice sud e noi si và, le emozioni e la confusione si sommano; quel monte è... quel fiume è... laggiù c'é... saltiamo di qua... il crinale a ovest... i "ventilatori"... la croce... ma quello è il Monte Cucco chiedo, proprio così, ancora un salto nel tempo, guardo un  delta e un para appena decollati (un pezzo della mia vita)... devo stare concentrato, mai perdere di vista gli altri; termica, base, strada di cumoli, fascia portante, ipnotizzato a imparare a capire ciò che fanno gli altri, non mi accorgo che il gps dice Rieti 20 km.. Ahuuuuu !!!

Ma non è finita, dal Terminillo verso l'Aquila, Sierra Victor gira il Velino, io e Flavio le "gallerie", la condizione non convince più, è tardi, via per Rieti, la chiamata radio mi mette i brividi e... sarà per sempre.

Tutti a Rieti ci guardiamo negli occhi, forse un pò increduli come gli amici Reatini. E' fatta, domani si torna, sarà dura dormire questa notte.

L'indomani siamo tutti più tesi ma dopo mezz'ora di volo gli equilibri ritornano, la meteo è meno bella ma la concentrazione è alta, c'è poco spazio per le emozioni. Il timore sono i temporali e puntualmente... li troviamo, zona Cimone, briefing decisionale... si passa a nord verso la pianura, 20/30 km a S/W di Reggio Emilia (incredibile !), poi di nuovo verso i monti.

Sento odore di pastasciutta dice qualcuno, incrocio le dita... ho paura di fallire ma poi laggiù compare il Penice, ancora una salita e giriamo guardandoci consapevoli che è fatta! 

momento magico di calma e piacere, poi via al campo, tutti insieme idealmente per mano; il resto sono abbracci, pacche sulle spalle, sorrisi ululati, emozioni intense...

Grazie a tutti... amici miei (Livio Cartasegna)

i sette zingari sono: Albano C. (DG), Buffarello F. (44),  Cartasegna L. (LC), Giacobbe D. (CD), Longo F. (FL), Mula F. (F), Squarciafico V. (SV)

Alle porte della Val d'Aosta


Dopo una  settimana di voli in montagna essere nuovamente in pianura è quasi bello, forse meno affascinante ma certamente più rilassante, penso io… quanto mi sbagliavo.

 

Sabato 24 Agosto 2004, Novi non poteva darci miglior benvenuto, un cielo terso incredibile, l’aria fresca al punto che in nottata, sul camper che mi ha accompagnato tutta l’estate ho dovuto chiudere i finestrini e tirarmi sulle spalle il sacco a pelo, una visibilità eccezionale che fin dalle prime ore ci consente di allungare lo sguardo lungo tutto l’arco alpino.

 

Alle 9,00 siamo veramente quattro gatti; molti sono ancora in vacanza o in viaggio, rientrando dalla missione estiva all’Aquila, qualcuno è ancora a Fayance insieme ai colleghi di Torino e Voghera, in serata sapremo che il vento forte da ovest ha fatto onda sul campo francese e li ha sparati a oltre 5000m… incredibile !

 

Finalmente arriva Luca, il Buffa e poi Livio, Franco e Melchiorre… insomma ci siamo, una buona squadra per sondare questa pianura che ci invita a spingerci a nord anziché a est come sempre.

Alle 11,00 è deciso, una strada di cumoli alti e ben formati ci convincono… proveremo ad attraversare tutta la pianura verso la Val d’Aosta.

 

La meta, sembra quasi una spacconata, ma dopo aver sondato le prime termiche sul campo che ci fiondano senza fatica a oltre quota 2000  sulle solite colline si parte a gruppi verso nord, prima tappa Alessandria dove ci raggruppiamo. Il cielo in prospettiva è ancora buono, le basi piatte anche se molto meno alti e potenti, forse ci porteranno quasi alle porte della valle… il gruppo si spacca:

Livio e il Buffa, più veloci e sicuri con un forte vantaggio di quota, si avviano; io e Luca siamo in ritardo più lenti nella salita e quasi mai raggiungiamo le filappere, quota massima prima di sportarci verso il punto successivo.

Luca ha una fretta bestiale è insiste deciso “andiamo, andiamo, che li perdiamo !”… e andiamo, penso io ma peccato non fare scorta di quota in un volo così nuovo per noi, o almeno per me che non ho mai superato il confine del Po.

 

Arriviamo a Trino, ben visibile con le sue torri bianche e davanti a noi il Po’ riceve le acque della Dora Baltea, confine immaginario tra il conosciuto e l’ignoto, tra la tranquillità delle aviosuperfici ben note e dei campi di grano ormai fresati e le risaie del vercellese. Abbiamo la quota, il vento è sempre più teso da Nord (ci farà comodo al rientro pensiamo) e il gruppo decide di proseguire, io e Luca sempre un pò più bassi, inseguiamo i due scout lanciatissimi.

 

Al traverso di Vercelli lasciamo l’ultimo cumulo e anche questa volta non ci fermiamo per fare tutta la quota utile, si rivelerà il primo grande errore della giornata, e ci lanciamo anche noi verso l’imbocco della valle.

Dalle comunicazioni tra Livio e Luca capisco che la zona è nuova solo per me, infatti i due amici hanno un passato di volo libero, e hanno già fatto esperienza sulle colline di Andrate e della Cavallaria, hanno sperimentato la meteo, conoscono i punti di salita.. almeno per il parapendio… sarà utile anche in aliante ?

 

Arriviamo alle pendici della Cavallaria spianati! Livio e il Bufa, stanno facendo fatica a trovare la salita anche se ci sovrastano di oltre 300 m e in queste condizioni sono veramente tanti ! il vento rinforza e le discussioni sulla provenienza si fanno confuse… “mi sembra che venga da nord ovest”, no! ha una componente da est”… insomma da dove cavolo arriva questo vento che il fedele computer mi dichiara a oltre 35 km/h, certamente da nord, dalla Val d’Aosta , ma non riesco a capire se da sfruttare appoggiandoci ai pendii ovest o a est sopra le antenne di Andrate.

 

Mi pesa non conoscere bene il vento e ancor di più non aver studiato preventivamente questo volo con gli amici più esperti, fissando nella mente e sulla carta le possibili situazioni e pianificando prima le probabili scelte tattiche a seconda delle meteo che avremmo potuto trovare.

Ora non c’è più tempo tutto si muove ad una velocità incredibile e devo fidarmi dei colleghi, della radio, delle mie sensazioni.

Nel frattempo riusciamo a identificare sul terreno l’aviosuperfice di Montalto d’Ora,  un bel capo visibile, con una piccola pista in asfalto, segnato da due laghetti a sud… una bella serenità.

 

Appoggiamo il costone ovest, lo percorriamo tutto… non vedo Livio, ma sono sicuro che è più alto di me, inseguo sempre Luca che vola deciso e sembra conoscere bene il posto, in fondo alla Cavallaria sento un buon valore ma l’urlo del variometro dura pochi secondi… nemmeno il tempo di provare a virare.

 

Luca attraversa la valle per portarsi su Andrate… vedo le antenne davanti a me e lo seguo, sbagliato ! il positivo di poco prima si trasforma in una discendenza furiosa, mi accorgo che sono in mezzo alla valle e il vento intubato mi fa perdere quota senza pietà.

 

Ho perso il contatto anche con Luca, provo a seguire la collina che da Andrate scorre verso sud-est ma è ancora in discendenza, forse in sottovento. Mi giro verso la valle per riconquistare il costone ovest ma la discendenza e il vento forte mi fanno scarrocciare tanto che dubito fortemente di riuscire a raggiungere il Campo di Montalto.

 

E’ questione di secondi, il tempo di chiamare per radio qualcuno sulla 130.00 mhz (mi risponderà un pilota del posto) e sono in corto finale senza nemmeno accennare ad una procedura standard… la pista in asfalto sembra veramente corta e solo poco prima di toccare capisco sorridendo che è una pista per aeromodelli ! … la pista vera continua, lunghissima subito dopo.

 

Sono a terra con una perfetta flare, facilitata dal vento frontale che mi ferma in pochi metri.

Lo stato d’animo è controverso: soddisfatto per l’atterraggio improvvisato e ben riuscito, ma fortemente incazzato per il disagio di questo fuoricampo, fuori dal mondo e per essere stato l'unico a non farcela... da solo!

 

Ma la fortuna è dalla mia e dopo poco appare un Blanick argentato che mi ricorda il nostro I-NOVL e con lui un bel traino, pilotato da Eliano Pavani, patron del giovane Club di Montalto e scoprirò solo dopo, Istruttore e amico del nostro Vittorio Borgo… insomma un altro mito del Volo a vela.

 

Grazie a lui il rientro è assicurato (un bel traino... lungo!) e durante la lunga planata verso casa, posso fermarmi a pensare agli errori della giornata:

 

1)      sbagliato seguire troppo le scelte degli altri (anche se di un Amico), meglio ragionare con la propria testa e se occorre, sbagliare da soli.

2)      In un volo fuori programma, non rinunciare mai a mettere in “saccoccia” tutta la quota possibile prima di lasciare l’ultimo cumulo visibile… gli altri scappano… pazienza!

3)      Un volo nuovo richiede un minimo di preparazione, studio della cartina, possibili scenari, campi atterrabili lungo il percorso, situazioni e valutazioni sul vento.

4) e forse il più importante... un pò di fortuna è indispensabile !

 

E’ stata un volo notevole, ho visto la Val d’Aosta da vicino e ho già voglia di tornarci, errori compresi, un altro “mattoncino” nel muro della mia esperienza.

  

ancora grazie a Eliano per la pazienza e l'aiuto prestato.

 

FS

Ali bagnate



È ora di rimettere mano alla tastiera, in chiusura di una fantastica giornata, un misto di adrenalina e orgoglio, soddisfazione per una cosa riuscita bene, rilassamento dopo tanta tensione.

 

In breve, un'altra piccola avventura e… non ridete! quello che per i più esperti può sembrare una passeggiata di salute, per me e per molti come me è invece un grosso successo, un altro passo avanti, un altro tassello da incastrare nel puzzle.

 

Siamo in volo, decollati nel primissimo pomeriggio di questo 20 Aprile, all’insegna del tempo incerto, delle previsioni burrascose.

 

Si decide per un tema corto, a est verso Varzi per poi rientrare in pianura, ma quasi subito ci troviamo “incatramati” vicino al Giarolo… io, Vittorio Borgo e Livio.

Non sembra una giornata difficile… anzi, prima di aprire il tema, ci siamo divertiti a sud tra il Tobbio e i laghi della Lavagnina in compagnia di Squarcia e di Franco a quote molto interessanti…

 

Io e Livio abbandoniamo momentaneamente Vittorio che non trova il valore e partiamo alla volta del pilone di Varzi … giriamo e torniamo subito indietro dal nostro Istruttore, finalmente fuori dagli impicci.

 

 

 

 

E qui incomincia l’avventura… 

 

Per radio, Novi ci informa sul vento in aumento, 20 nodi con raffiche a 30 e il temporale da Nord-est sembra proprio intenzionato a transitare sul campo.

In effetti a Nord il cielo è molto scuro… non se ne vede la fine… e davanti, i segni evidenti degli acquazzoni che forse stanno già battendo Voghera.

 

Squarcia nel frattempo, ha deciso di rientrare anticipando la pioggia e con lui Franco, mentre si intensificano i messaggi radio tra gli alianti in volo e gli aeroporti vicini.

 

Livio chiama Rivanazzano e ci confermano la grandine e il forte vento… fantastico !

 

 

Lui, il temporale, imponente e buio sembra non aver nessuna intenzione di fermarsi e anzi pare proprio deciso a coprire tutta la pianura… “state alla larga !” sembra voler ammonire e noi decidiamo di assecondarlo, spostandoci a ovest, nella speranza che devi o si indebolisca… ma Lui è potente e avanza deciso con i suoi venti a minimo 30 Km/h.

 

Passa così un paio d'ore e continuando a “scappare”  ci ritroviamo ad Acqui.

Siamo al sole ma dura poco, velocemente inizia a coprirsi anche qui ed è ora di decidere.

Di andare ad Alessandria non se parla e anche Tortona è invisibile inghiottita dal “nulla che avanza”… alla fine, Mimmo Passarelli da Novi Radio decide per Noi, “tornate sul campo che il vento è diminuito”. Giriamo l’ultimo valorino su Acqui e partiamo diretti a Novi che ci sembra proprio al limite del temporale!

 

Lungo il traversone Borgo nota qualcosa… sembrano petali che ci vengono incontro… è neve! A 1.200 metri, quasi a Maggio e in pianura !

 

Siamo in vista dell’Ilva quando inizia a piovere e i ricordi vanno alla precedente esperienza sotto l’acqua in quel dell’Aquila… che paura quel giorno, oggi forse meno ma comunque la tensione è alta, concentrato con lo sguardo fisso sul puntino davanti a me… il Nimbus di Vittorio.

 

Ora siamo in fila indiana, Borgo io e Livio diretti verso il campo, sotto una discreta pioggia che non aiuta a prendere bene il punto di mira… meglio togliere gli occhiali da sole, non servono.

 

Nessun accenno ad effettuare una procedura standard e Borgo atterra in lungo finale per una fantastica ed inesistente 09 !

 

Tocca a me… fuori il carrello e un pelo di diruttori, la velocità è alta ma meglio così… almeno 120,130 km/h per star tranquillo, ma accidenti il punto di mira sta scadendo ! l’acqua sulle ali sta decisamente compromettendo l’efficienza del mio Discus, e pensare che pochi istanti fa avevo 800 metri sulla planata… meglio richiudere i diruttori.

Per radio, Squarcia dalla torre mi rassicura circa la mia traiettoria ma non ne sono del tutto convinto.

Non basta! continuo a perdere quota oltre misura… dentro anche il carrello !  filo deciso sopra il vecchio hangar… non ho da buttar via proprio nulla… abbasso il carrello solo quando capisco di essere in campo e un attimo dopo tocco terra sull’erba con una traiettoria completamente diagonale alla pista ufficiale ma.. chi se ne frega! sono a terra e ho fatto un atterraggio perfetto… non riesco a trattenere un urlo di gioia alla radio.

 

 

Un attimo dopo atterra anche Livio e i tre “eroi” sono presto recuperati dalla squadra a terra e portati all’asciutto per festeggiare il rientro burrascoso.

 

 

 

Che giornata !

 

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